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Ciao a tutti, sono Angela Vecchione, benvenuti nel blog di Zucchero di Canna!
Questo è l’incubatore delle idee che ci piacciono, degli eventi che organizziamo e ai quali prendiamo parte come spettatori, degli articoli sui quali ci soffermiamo per uno spunto di sana e compartecipata riflessione.
Ricomincio da tre è, oltre all’omaggio al celebre film di Troisi, il punto dal quale siamo partiti dopo aver individuato nel So_So_So un modello di riferimento applicabile alle attività di oggi e a quelle di domani.
Da un approccio Sociale, Sostenibile e Solidale nel modo di fare comunicazione ed eventi è nata la nostra filosofia progettuale orientata verso il sano business, quello che crea valore eco-umano, dove eco sta non solo per ambiente ma anche per economia. Quella intelligente.
Non demonizziamo il denaro, perché è fonte di crescita e di opportunità, ma siamo contro gli sprechi e crediamo che ogni attività, piccola o grande, ogni progetto più o meno ambizioso, possa essere portato avanti abbattendo l’uso eccessivo di mezzi, riducendo l’impatto sull’ambiente e potenziando l’apporto umano fattore X non riproducibile.
Questo blog nasce dalla voglia di raccontare come un approccio orientato al benessere delle persone e alla tutela della terra che ci ospita, possa fare bene alla società in cui viviamo. In quella occidentale e in quella dei paesi in via di sviluppo, che per noi non sono solo realtà geografiche fatte di problemi, ma terre del mondo popolate da persone desiderose di opportunità.
Vi invitiamo a partecipare, a scrivere, a commentare.
La sensibilità verso la società, il rispetto dell’ambiente, la solidarietà con il prossimo non sono valori fondanti su cui vale la pena investire per costruire la civiltà del futuro?
Per noi il So_So_So implica tutto questo. Noi siamo partiti da qui. Ricominciamo da tre.
Ieri 29 Aprile abbiamo preso parte al primo convegno annuale indetto dall’Osservatorio sull’Economia Sostenibile di Planet Life Economy Foundation-onlus (PLEF), in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione Europea, al Palazzo delle Stelline a Milano.
L’incontro ha avuto per tema il nuovo paradigma dell’economia sostenibile ossia di quella economia di mercato che raccoglie la sfida di coniugare il valore aggiunto creato dalle imprese al benessere complessivo dei cittadini.
Sono stati invitati relatori di differenti estrazioni culturali a esporre le proprie tesi di ricerca in ambito accademico, e le proprie testimonianze di un management positivo, in termini economici e ambientali.
Invitati ad intervenire sul tema:
Carlo Cozza, Direttore della rappresentanza UE a Milano
Giancarlo Cavalieri, Docente di Fisica presso l’Università Cattolica di Brescia
Silvio Brondoni, Professore di Market Driven Management all’università Bicocca Di Milano
Giacomo Samek Lodovici, Docente di Storia delle Dottrine Morali presso l’università Cattolica
Paolo Ricotti, Presidente di PLEF
Hanno portato la loro testimonianza di imprese green oriented:
Gianluigi Gentiloni – Archimede Solar
Primo Barzoni – Palm
Marco Bordoli – CRAI
Claudio D’Amato Guerrieri – Facoltà di Architettura Università di Bari
Coordinatore del convegno Roberto Basso, consigliere di PLEF
Gli interventi hanno affrontato il tema della sostenibilità attraverso approcci molto diversi tra loro, dalla fisica e la teologia al market-driven management passando per i case-history di imprese evolute che fanno della sostenibilità non mero green washing ma opportunità di business reali ponendosi come veri e propri innovatori socio-ambientali.
Prima di ascoltare le testimonianze concrete di aziende come la Palm, leader da anni nella produzione di pallet e packaging eco-compatibili, la Archimede Solar Energy impegnata nella costruzione a Massa Martana, in Umbria, del primo stabilimento italiano per la produzione di tecnologie termo-dinamiche, la CRAI che ha dato vita ad un progetto distribuzione compatibile dotando 36 punti vendita di un Eco-Point dove alcune tipologie di prodotti sono vendute in pratici dispenser quindi senza imballaggi, il dibattito ha portato in cattedra le teorie affascinanti di noti docenti universitari.
Nella prima sessione infatti si è parlato della convergenza di modelli scientifici, economici ed etici nello sviluppo dell’uomo, un dibattito su quanto sia necessario costruire un futuro diverso da quello al quale si andrebbe incontro se non attuassimo delle scelte di cambiamento profondo nel nostro stile di vita. In un’era in cui le tesi economiche classiche di “Crescita” e della “Decrescita” sono ormai superate si sente l’esigenza oggi più che mai di cercare e trovare modelli alternativi applicabili all’attuale contesto economico e sociale.
La domanda: da dove siamo partiti e dove arriveremo?
Vogliamo porre l’accento sul primo intervento, quello che inizialmente ci è sembrato strano ascoltare in un contesto in cui si affrontavano tematiche di economia sostenibile. Il titolo: l’evoluzione dell’universo e dei viventi, materialità e immaterialità del cosmo.
L’incontro quindi è partito, è il caso di dirlo, da molto lontano. Dalla nascita del cosmo per la precisione.
Sicuramente un tema così alto, il più alto che esista, avrebbe fatto impallidire qualsiasi teorico della new economy o del green marketing.
Giancarlo Cavalieri, docente di Fisica presso l’università Cattolica di Brescia ha iniziato la sua dissertazione parlando del secondo principio della termodinamica – un sistema isolato è stazionario oppure, se cambia nel tempo, esso evolve verso stadi più probabili. Un concetto abbastanza complesso per menti non abituate a ragionare in termini scientifici, ma quando il professore ha portato l’esempio concreto di una camera isolata termicamente in cui viene messo un cubetto di ghiaccio e un ferro da stiro rovente per vedere quali cambiamenti di temperatura si hanno dopo un’ora il riferimento ha iniziato a delinearsi.
L’esempio serviva a portarci sulle stelle, nel vero senso del termine. Applicato infatti all’universo, il secondo principio porta ad un’età limitata (nel passato) di tutte le cose fisiche. “L’universo non può esistere da sempre” ha detto il professore. Ha spiegato la sua tesi affermando che se l’universo fosse sempre esistito in passato, avrebbe anche una temperatura uniforme in tutte le sue parti, contro l’evidenza di stelle molto calde e di uno spazio intergalattico molto freddo.
Dal mistero della nascita del batterio come prima forma di vita al CSR di un’azienda che si spende per la sostenibilità ambientale il passo è tutt’altro che breve. E tutt’altro che scontato. Ma l’intervento del professore Cavalieri, al di là dei numeri e del profondo valore scientifico, ha ricordato quanto questo pianeta, così come lo conosciamo, sia stato creato nel tempo e come tale avrà una fine. E dato che siamo gli esseri più intelligenti che lo popolano (o almeno così crediamo) dovremmo cercare di non contribuire al suo degenerare.
Siamo al verde, ammettiamolo.
Oggi non esiste azienda, grande gruppo, piccola realtà imprenditoriale che non senta l’esigenza di colorare la sua immagine di verde.
La nuova comunicazione passa attraverso il verde in tutti i campi, dalla bio-edilizia, all’energia alternativa, passando per la mobilità sostenibile. Essere “green” è il primo biglietto da visita di un’attività per dire già in un solo semplice colore chi si è e a cosa è attento il proprio business. Questo per soddisfare il bisogno di fare scelte responsabili da parte di un pubblico sempre più attento alle tematiche ambientali che ormai attribuisce a questo colore valori positivi.
Si definisce verde il modo di pensare, di direzionare le proprie scelte di consumo, di esprimere la propria esigenza di ricongiungimento con una natura spesso sfuggente, soprattutto nelle grandi città.
Dopo anni di altre supremazie cromatiche in cui il green way of thinking era pressoché assente, o comunque relegato nelle piccole realtà di nicchia e di avanguardia, oggi la tensione costante verso questo colore è forse troppo usata da diventare perfino inflazionata.
Allora ci siamo chiesti: esiste nella comunicazione un’alternativa valida al verde che richiami gli stessi principi di sostenibilità e attenzione per il territorio che ci circonda? Se guardiamo la natura, dobbiamo ammettere che ci troviamo di fronte ad una serie infinita di sfumature che non siamo abituati a prendere in considerazione, ma che fanno parte di realtà non intaccate dall’intervento spesso invasivo dell’uomo. Possono, quindi, altri colori essere usati per indicare un business compatibile con l’ambiente, finalmente etico?
Noi abbiamo scelto il colore della terra, quella che ci ospita più di un eco-hotel, che ci sfama più della pubblicità, quella che ci accomuna tutti nel passato dei nostri avi che la lavoravano, prima che arrivassero i broker finanziari. Noi abbiamo scelto il marrone.
Ecco, forse il marrone può rappresentare un’alternativa al verde per riassumere gli spesso omologati “chi siamo” e “cosa facciamo” usando un tono diverso per dire che amiamo la natura e la rispettiamo.
E voi con quale colore dipingereste la comunicazione di domani?










